“I media nel rapporto con la cronaca nera” con Remo Croci

“I media nel rapporto con la cronaca nera” al centro di un incontro che si è tenuto nei giorni scorsi, con ospite il noto giornalista Remo Croci. L’appuntamento è stato organizzato dal Rotary Club Civitanova Marche, con un pubblico attento e numeroso che ha avuto l’occasione di ascoltare interessanti riflessioni sull’informazione nella società odierna. E sul ruolo del cronista. Remo Croci è partito nel racconto dalla sua San Benedetto del Tronto. “Sono sempre stato curioso, fin da ragazzo – ha detto -, e questa curiosità è la stessa che oggi sviluppo nella mia professione. Bisogna essere curiosi se si vuole poi raccontare bene cosa si vede”. 

Croci ha ripercorso gli inizi della sua carriera, dall’emittente privata Tvp Marche, al gruppo Mediaset e all’approdoa “Quarto Grado”. Realtà che ha lasciato lo scorso agosto. “Dopo tanti anni volevo tornare a raccontare la cronaca giornaliera e quotidiana – ha ammesso -. Spinto anche dal terremoto che ha colpito il nostro territorio: vedevo che senza una presenza costante, capace di monitorare quello che stava succedendo, ci si sarebbe allontanati da questo filone. Cosa che purtroppo un pò è accaduta”. Il giornalista ha incentrato le riflessioni sul rapporto tra i media e la cronaca, nel mezzo di una società “sempre più interessata alla conoscenza del male più che del bene: le notizie di delitti efferati colgono l’interesse morboso del telespettatore”. 

La difficoltà per un giornalista sta allora nel “riuscire a limitare la propria azione al fatto di cronaca, senza cadere nel gossip”. L’esperienza è quella che sviluppa “la propria coscienza professionale e umana – ha continuato Croci -, ricordando che un microfono, se usato male, può ferire come un’arma. Facendo danni irreparabili”. Croci ha posto l’accento pure sulla velocità nel dare le notizie, a volte pessima consigliera. Come è successo durante l’omicidio di Meredith Kercher, quando la fretta di alcuna stampa ha portato “a voler trovare subito dei colpevoli, con la ricerca di una verità che poi ha avuto esiti diversi nel dibattimento”. Bisogna quindi “aver rispetto delle autorità e di chi investiga, e soprattutto delle carte. Dobbiamo essere i più imparziali possibili”. 

Ma, come mai interessa così tanto la cronaca nera? “Forse perché c’è una voglia, quasi maniacale, di conoscere il cattivo, capire cosa lo ha spinto a compiere un gesto feroce”, ha risposto Croci. Ammettendo però che ancora c’è possibilità di raccontare “belle notizie”. “Per fortuna noi giornalisti non abbiamo un solo canale – ha detto -. Anche grazie ai nostri social possiamo trovare diversi luoghi per raccontare”. 

Ringraziamo Remo Croci per la sua grande disponibilità e per averci illuminato – le parole di Matteo Cartechini, presidente del Rotary Club Civitanova Marche -. Il giornalista ha un ruolo fondamentale, quello di presentarci i fatti ed indirizzare il nostro sguardo sulla comprensione del mondo. La società sta cambiando, ma la buona informazione, quella virtuosa raccontata da professionisti come Remo Croci, è sempre più richiesta e fondamentale. Un’informazione sana può fare ancora la differenza anche nella rapida Era dei social”.