Comunicati stampa

PRESENTATA UFFICIALMENTE LA PUBBLICAZIONE “EMOZIONI”

Alla presenza del PDG Luigi Falasca, il Rotary civitanovese ha presentato ufficialmente la pubblicazione “Emozioni”. Il libro, una raccolta di splendide foto della presidente del Rotary di Civitanova Carla Martella, è finalizzato al progetto del Service “Parto sicuro in Tanzania” e al percorso formativo “Semi di speranza” e il suo ricavato andrà a beneficio di questa iniziativa.
Il libro, in formato “coffee table book”, è stato stampato in 1.500 copie e l’obiettivo è venderne una quantità importante in modo tale da raggiungere una somma che possa davvero aiutare il perseguimento degli obiettivi del progetto umanitario.
Il dottor Mario Caroli, medico dell’Africa CUAMM che ha svolto per anni servizio come volontario presso le strutture sanitarie del progetto, ne è il supervisore di tutta l’attività ed è garante dell’importanza del progetto.
La serata è stata allietata anche dallo scorrere sul video delle foto che corredano il libro.
“La vita è una magia da osservare – dice del suo libro l‘autrice Carla Martella – e dietro le immagini si nascondono le emozioni e l’anima le capta come gocce che attraverso la fotografia diventano visibili”.
“L’auspicio – conclude la Martella – è di riuscire a vendere un numero importante di copie per poter davvero aiutare le tantissime donne che soffrono al mondo per sopraffazioni”.
Della situazione della donne in molte parti del mondo e delle violenze da loro subite ha parlato nel corso di un interessante intervento del Governatore Luigi Falasca.
Allo stesso è stata consegnata una busta con la somma di 3.000 euro, il primo ricavato dalla vendita dei libri di questo nostro Service”

Dott. Nico Coppari


EMOZIONI E MOMENTI DI COMMOZIONE ALLA CONVIVIALE DEL 19 MARZO 2014

Civitanova – Emozioni e momenti di commozione. E poi intense testimonianze di un drammatico spaccato di storia vissuto in prima persona. Tutto questo, e molto altro, è stata la serata Rotary di Civitanova Marche nel corso della quale è stato presentato il docufilm “La buona stella” sulla vita di Mario Martella,  Medaglia d’oro al valore civile, Cavaliere del lavoro e presidente dell’Atel, storica azienda tipografica della Capitale, ma soprattutto “Giusto fra le Nazioni” per avere salvato una famiglia ebrea dai rastrellamenti nazi-fazisti. Morto nel novembre scorso, Mario Martella allora venne salutato da tutta Civitanova, dove vive la figlia Carla presidente del Rotary civitanovese e dove si era trasferito negli ultimi tempi.
Una vita incredibile e tutta da raccontare, quella di Mario Martella. Prima prigioniero delle truppe tedesche poi, con una rocambolesca fuga dal campo di detenzione, a piedi valicando il confine tra Francia e Italia fra mille pericoli, Martella riuscì a fare ritorno miracolosamente a Roma dove si salvò dai rastrellamenti delle SS e dove salvò la famiglia degli amici Umberto e Silvia Sabbadini nascondendoli ed offrendo loro un  sicuro rifugio dalle perquisizioni razziali nella sua casa di campagna. Martella gestì anche le attività imprenditoriali dei Sabbadini amministrando la loro azienda tipografica, salvo poi restituirla loro alla fine del conflitto, senza alcun interesse.
“La buona stella”, presentato alla conviviale Rotary, è diretto dal regista Sergio Basso e rappresenta la ricostruzione della memoria di tutti questi avvenimenti tramite filmati storici d’archivio, musiche d’epoca, foto estrapolate dall’archivio originale delle famiglie Martella e Sabbadini. Alla serata è stato presente anche Paolo Sabbadini, erede della famiglia salvata da Martella, che ha portato la sua commossa e intensa testimonianza. Presente anche Mario Venezia, figlio del deportato ad Auschwitz-Birkenau Shlomo Venezia e vice presidente dell’organizzazione mondiale ebraica “Bene-Berith”

Dott. Nico Coppari


 

BANCO FARMACEUTICO

Un progetto di eccellenza che va incontro alle esigenze della cittadinanza, in modo particolare delle fasce di popolazione più deboli, che contrasta la cosiddetta povertà sanitaria e fornisce risposte concrete alle necessità di abbattere lo spreco di farmaci.

A tutto ciò da risposte il progetto “Banco farmaceutico” del Rotary di Civitanova, fortemente voluto da tutto il club guidato dalla presidente Carla Martella. Con una bella presentazione nel corso di una piacevole serata molto partecipata che si è tenuta presso il ristorante “L’Orso”, sono state illustrate le caratteristiche del progetto che partirà fattivamente in città già da sabato prossimo quando nelle farmacie che hanno dato l’adesione si procederà alla raccolta dei farmaci ancora perfettamente validi e utilizzabili e che, altrimenti, rischierebbero di andare sprecati. I farmaci raccolti verranno in un secondo momento redistribuiti secondo criteri ben definiti.

Presente alla serata anche il sindaco Tommaso Claudio Corvatta che, di professione medico, ha saputo anche dare il suo punto di vista professionale sull’utilità dell’iniziativa del Rotary. “Il territorio – ha detto tra le altre cose il primo cittadino – sta crescendo grazie anche ad iniziative di pregio come questa del Rotary”.

Il service “Banco farmaceutico” del Rotary è stato illustrato da Damiano Morettini il quale ha scrupolosamente curato il progetto in tutti i dettagli realizzativi.

“Un service – ha detto la presidente Carla Martella – perfettamente in linea con i nostri intenti che sono quelli di andare incontro alle fasce di popolazione più in difficoltà. E i dati, a tal proposito, sono purtroppo allarmanti anche nel nostro territorio”.

“Al progetto verrà certamente data continuità”, ha anticipato il presidente entrante del club Amir Ahmadi.

Dott. Nico Coppari

 


 

LEGALITA’ E CULTURA DELL’ETICA

Premetto che non essendo un giurista  esprimo opinioni da libero cittadino più o meno informato sui fatti.

La legalità e la cultura dell’etica prefigurano che ci sia un corpo predeterminato di  norme generali che vincolano da una parte il cittadino e da una parte lo Stato. Tale leggi partono dall’assunto dell’art. 25 della nostra Costituzione dove si legge che “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge…” Ognuno di noi, quindi, dovrebbe rispondere a questi principi per diverse ragioni ma, tutte riconducibili al motivo  che , muovendoci, di fatto, in una società civile, democratica ed organizzata, dovremmo uniformare ogni nostro  comportamento per un suo normale decorso. Tanto più ci si discosta numericamente e sostantivamente dalle norme codificate, tanto più si alza quel tasso di illegalità che porta al disfacimento di una nazione. Pertanto dovrebbe esistere ed essere attuato un programma di educazione generale fin dalle scuole dell’obbligo ed un costante monitoraggio con corsi e relativa valutazione che valga per ogni soggetto istituzionale ed ogni dipendente dei pubblici uffici, in quanto è assolutamente  imprescindibile il rispetto della legge ed il suo irrinunciabile valore sociale. Il problema nasce quando legalità e giustizia , legalità ed etica non viaggiano parallelamente o, come dire, non hanno contrappesi sufficienti per bilanciarsi : a questo punto i meccanismi di adesione ed uniformità possono venire a mancare o, quanto meno, ci si può aspettare una condotta deviante, da parte del singolo o di singoli organizzati, più o meno condivisibile. Faccio un esempio: se il carico fiscale diventa eccessivo a fronte di una insufficiente utilizzazione delle risorse per infrastrutture atte a migliorare le condizioni di vita, con una sottrazione indebita del danaro pubblico, ritengo che il singolo possa dapprima esercitare, legalmente, la sua influenza con un voto elettorale contrario al governo vigente, ma se l’anomalia si protrae nel tempo diventando malcostume trasversale alle organizzazioni politiche di destra o sinistra, ritengo che la società civile abbia il diritto di giudicare che il peso tributario  si discosti eccessivamente dalla eticità e dalla giustizia , pertanto ci si può sentire, a buona ragione, nelle circostanza  di trovarsi in una delle tante “situazioni-limite” dalla quale si cerca di uscirne con ogni mezzo anche illecito. L”obiezione di coscienza” che si configura in altre situazioni di criticità ( dittature-decisioni di politica estera e/o amministrativa che si discostano da un programma elettorale preventivato ma non onorato) è un’altra di quelle situazioni che si innescano quando la legalità di disgiunge eccessivamente dalla giustizia e dalla eticità. Altri esempi eclatanti si sono verificati durante il nazifascismo (vedi la legge sulla “decimazione”) la cui trasgressione, da parte dei partigiani, ha innescato polemiche protrattesi fino ai nostri giorni. La Magistratura, con la sua indipendenza dal potere politico, (Già teorizzata da Montesquieu) dovrebbe essere garante di questo precario equilibrio tanto più difficile in una nazione, come la nostra,  dove il clan, la fazione, la famiglia, la frammentarietà geopolitica, le tradizioni,il sogno di una forte  identità nazionale, naufragato con la sconfitta dell’ultima guerra mondiale, non hanno mai garantito e rafforzato quella cultura della legalità che dovrebbe fare da collante, raccordando ogni diversità ed ogni interesse prevaricante.Così che , più che altrove, la Magistratura italiana  si è trovata a svolgere un compito,  in diverse circostanze, non solo  di supplenza, ma anche di indirizzo politico (Tangentopoli-Mani pulite), riempiendo vuoti e voragini che si sono creati nelle maglie fin troppo larghe della nostra consunta democrazia, dando adito a quel contrasto tra il primato della legge e l’interpretazione del diritto, il cui contenzioso implica, inevitabilmente, risvolti filosofici. D’altra parte l’etica (Ethos vuol dire appunto :la maniera in cui si sta o si abita; il modo in cui l’uomo vive)  e la sua legalità è imprescindibile dalla filosofia intesa come prassi perché se ti dico : “Vivi e comportati  eticamente !” La risposta è: “Sì ,vivo eticamente ma rispetto a “che cosa”? In quanto non si può vivere eticamente rispetto a sé stessi !” Questo “che cosa” è appunto  la definizione della struttura del mondo, delle cose che ci stanno intorno, del prossimo con il quale ci confrontiamo:in sostanza di una certa “Verità”. Dunque si vive eticamente (e di conseguenza legalmente ) rispetto ad un qualcosa in cui si  crede (Verità) ed il cui contenuto deve essere così forte da aiutarci sia  nella quotidianità, sia nella prospettiva escatologica del nostro destino, per allontanare anche  lo spettro  della morte.

Per fare questo, nella storia occidentale, in maniera peculiare, si è sentito il bisogno di allearsi al Supremo, alla potenza suprema di Dio che unico (attraverso il dispiegarsi del Cristianesimo e del Dio fatto uomo) ci ha potuto guidare, per vivere eticamente, allontanando, con la salvezza, lo spettro mortificante del nulla. Quando poi, attraverso la spinta razionalistica filosofica del novecento (in particolare nietzchiana), ci si è resi conto del venir meno del bisogno  del trascendentale (Dio è morto perché se pervade ogni cosa, dove inizia  e finisce il nostro libero arbitrio?), ecco che quel tipo di etica si è cercata , per così dire, un nuovo alleato e questo nuovo partner, altrettanto potente e più  ontologicamente immanente, oggi non è altro che la Tecnica. Si è innescato, tuttavia, un passo successivo, per certi aspetti inaspettato: la Tecnica (ivi compresa la Scienza) e l’etica ad essa legata, avrebbe dovuto servire l’umanità migliorandone le condizioni attraverso i suoi strumenti: lo stravolgimento che se ne è fatto, trasformando quei mezzi in “fini”, ha attivato,invece, una corsa forsennata che in alcuni casi ha fatto crollare interi assetti sociali. Nel 91 fu sciolta l’Unione Sovietica anche perché incapace di rincorrere a lungo termine risultati tecnici  economicamente insostenibili e non all’altezza della controparte capitalistica. Lo stesso capiterà all’Iraq che pur di raggiungere ad ogni costo il nucleare (trasformando la sua rincorsa in un fine  che solo apparentemente dovrebbe servire per scopi civili) sta mortificando la legge coranica e la sua teocrazia. In sostanza, quando si abbandona e si trascura completamente la dimensione metafisica della realtà, l’etica comincia a tramontare, approdando lentamente verso una illegalità  che si  mortifica  nei lazzaretti dell’opportunismo, della prevaricazione , dell’egoismo, del fanatismo, andando verso quel “relativismo”  cui hanno fatto riferimento, con estrema preoccupazione, gli ultimi Papi. L’umanità,  più che mai, si trova a gestire il suo eterno dilemma e con esso il concetto universale di eticità e legalità  : siamo noi gli artefici del mondo potendo fare a meno dell’alleanza divina o il soprannaturale deve essere il nostro riferimento? L’Italia, per non smentirsi, sembra aver voluto provare la via della “compromesso” attraverso la sua  cultura millenaria fino ai  padri costituenti (De Nicola, Terracini, Tupini, Saragat, Calamandrei per citarne alcuni) e mediante la teologia di tutti i Papi succedutisi : i Patti Lateranensi del 1926 identificano,in qualche modo, questo tentativo di conciliare Cesare e Dio, giuspositivismo, giusnaturalismo e Cristianesimo con  scarsi risultati, almeno dal mio punto di vista, di contenuti etici, sia dall’una che dall’altra parte.

Dott. Giuseppe Centanni